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Taleb: «La fragilità? Si vince con lo stress» | Cultura | www.avvenire.it

​Che cosa hanno in comune l’informazione, l’evoluzione, la reputazione di uno scrittore, l’amore ed, entro certi limiti, il corpo umano? Sono tutti “antifragili”. Non solo sono robusti, capaci di resistere ai colpi del destino, ma hanno la qualità di assorbirli e di diventare di conseguenza più forti, rinascendo dalle proprie ceneri come la Fenice o producendo due teste al posto di una come Idra. Di riferimenti mitologici, ma anche storici, economici e medici – come di opinioni personali – abbonda Antifragile, il nuovo libro di Nassim Taleb, autore del best seller Cigno nero, di cui è la logica continuazione. Se Cigno nero illustrava la futilità, insita nella natura umana, di voler prevedere eventi eccezionali e rivoluzionari – come un attacco terroristico, una Guerra mondiale, una Depressione o l’avvento di Internet – oppure di illudersi che non si verificheranno, Antifragile che uscirà in Italia fra qualche mese edito da Il Saggiatore spiega come difendersene. O meglio, come volgerli a nostro favore. La soluzione proposta dal libro non è costruire metodi sempre più complessi di previsione del rischio anche se Taleb insegna proprio Ingegneria del rischio al Politecnico dell’Università di New York, bensì creare sistemi, o uno stile di vita, che si nutrano di caos e di volatilità. Il nuovo volume dell’ex operatore di Borsa libanese, diventato docente universitario americano, filosofo e guru globale, non rivela un iter preciso per chi voglia conquistare la desiderabile condizione dell’antifragilità, ma ne illustra molteplici esempi, e il loro contrario, con abbondanza di particolari. Non è difficile capire perché Taleb consideri estremamente fragile la vita di un manager di banca di medio livello, con un enorme mutuo legato al suo impiego. »Se tale bancario desse un pugno in faccia a qualcuno in un bar, perderebbe il posto, il mutuo, l’intera struttura della sua esistenza», scrive. Un incidente simile avrebbe effetti diversi su un autore come lui, aggiunge, per il quale la pubblicità, anche negativa, non può che essere vantaggiosa.

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